Stile Artistico di Caravaggio
Il suo è una sorta di disegno colorato percui le figure, dipinte direttamente sulla tela, prendevano forma grazie alla sovrapposizione di una zona di colore sull’altra. Questo modo di trattare il colore, detto “WET ON WET”, conferma la sua grande rapidità di esecuzione. Dal punto di vista stilistico infatti, il dipinto si rifà al repentino lombardo e più propriamente bresciano. Come si vede in particolare nel brano delle maniche, realizzate con il puro e morbido variare delle cromie, percettibili per sferzate luminescenti che si riconducono alle opere del Savoldo ( ad esempio “Tobia e l’Angelo” o “Sant’Antonio Abate e San Paolo l’Eremita”).
La tecnica a grandi e potenti pennellate permette di estrarre le immagini dal fondo. Ma il fondo è scuro: in effetti, i colori più chiari e squillanti, presenti quasi esclusivamente nelle opere giovanili, lasciano il posto a tonalità sempre più scure e alle gradazioni via via più smorzate nelle opere mature. Questo progressivo scurirsi cromatico è evidente innanzitutto anel fondo: se consideriamo ad esempio le tre opere successive, “Canestra di frutta”- “Resurrezione di Lazzaro”- “Narciso”, vediamo come si passa da un fondo giallino luminoso, ai colori della terra, fino ad un nero carbone. Ma è un fascio di luce a rischiarare la notte profonda in cui si trova Narciso: per individuare le forme l’occhio trova soccorso nella luce.
Fin dagli inizi della sua attività di pittore, Caravaggio mostra un particolare interesse per il modo di rendere la luce che è da lui usata come riflettore cinematografico. Non in maniera descrittiva, ma teatrale, per creare illuminazioni improvvise dei personaggi. Come in Narciso appunto, ma anche nelle tele “Incredulità di San Tommaso” e soprattutto ne “La conversione di San Matteo”, il capolavoro caravaggesco).
Egli vuole imitare la luce “naturale”: ciò significa renderne verosimili gli effetti non avvalendosi di elaborati studi prospettici ma simulando l’impressione che l’occhio ha di questi fenomeni. Egli rende cioè l’effetto che un colpo di luce produce all’occhio. Ma come ottiene Caravaggio questo effetto così particolare? Innanzitutto con l’uso di una camera oscura in cui organizzare una sorta di scena teatrale facendo assumere ai modelli le posture in cui intendeva ritrarre i personaggi e aprendo sulla composizione solo uno spiraglio di luce( la camera è dotata infatti superiormente di una sorta di finestra). La tecnica di Caravaggio si arricchisce anche di uno specchio che il pittore era solito collocare dentra la camera oscura, sulla parete di fronte alla scena da ritrarre. Lo specchio aveva forma e dimensioni della tela da dipingere, in modo che il pittore guardando nello specchio potesse già vedere riflesso quello che avrebbe poi dipinto, prevedendo così la composizione, le proporzioni e il rapporto tra le figure e la forma e le dimensioni del quadro. L’autoritratto (in figura) ci mostra il pittore che scruta se stesso nello specchio. Quasi un quadro nel quadro. ACQUA. Come conseguenza del fondo, anche l’acqua in cui il giovane guarda la propria immagine riflessa è scura. È un’acqua pericolosa, una distesa di nero carbone che rende necessario affiancare al particolare una parte più ampia della tela per meglio capire da dove è rivùcavato. Anche Poussen nel “Regno di Flora” ritae Narciso in una posa analoga in relazione all’acqua; inoltre, i pericoli rappresentati dall’acqua, cui il mito allude, sono stati illustrati anche dal domenichino nell’affresco di palazzo Farnese “Diana e Callisto”. La stessa acqua scura ritorna in Caravaggio in “San Francesco in estasi”.